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Viticoltura

Territorio / Vini

L'Alto Adige deve il suo territorio peculiare soprattutto all'azione dei ghiacciai sulla morfologia al tempo delle glaciazioni. Morene, coni di deiezione ma anche sedimentazioni di loess, insieme ai fondovalle parzialmente argillosi, caratterizzano la ricchezza di tipologie di terreno. Il clima mediterraneo, che si spinge fino all'interno della Val Venosta e della Val d'Isarco, influisce favorevolmente sulla produzione vinicola. Per questo si incontrano vigneti con un'esposizione simile a quella del Lago di Garda perfino su pendii molto ripidi a ridosso delle Dolomiti.

L'eterogeneità dei terreni e il microclima, talvolta molto diverso tra zona e zona, contribuiscono a creare i presupposti per una produzione marcatamente differenziata in un piccolo territorio a vocazione vinicola come è il nostro. Accanto ai vitigni autoctoni come il Vernatsch (''Schiava''), il Lagrein, il Gewürztraminer e a vini a denominazione d'origine come il Lago di Caldaro, il Santa Maddalena e il Meraner Hügel (''Colline di Merano''), trovano qui siti ottimali anche le varietà internazionali quali il Merlot, il Cabernet e il Sauvignon.

Storia del vino

Una tradizione vinicola documentata e lunga più di 2000 anni caratterizza l'Alto Adige come terra di vigneti. Prima dei Romani in queste terre vivevano i Reti, che praticavano la viticoltura. Le relazioni, a quanto sembra buone, con Illiri ed Etruschi, li portarono a sviluppare una notevole cultura vinicola. I reperti e certe denominazioni ancora oggi in uso testimoniano quanto le generazioni che seguirono abbiano tramandato questa tradizione. I Romani appresero utili elementi dagli stessi Reti, che avevano sviluppato una nuova tecnica per il deposito e il trasporto del vino in botti in legno. La realizzazione di direttrici stradali attraverso le Alpi e l'intensificazione dei traffici commerciali attribuirono alla produzione vitivinicola una grande importanza. Nella movimentata stagione delle invasioni barbariche giunsero in regione prima i Longobardi e poi i Baiuvari. Nel corso del Medioevo i poderi appartenevano per lo più a conventi e nobili bavaresi. I vini provenienti dal Tirolo meridionale erano esportati nel centro-nord d'Europa e, come attestato dai documenti, venivano bevuti anche alla corte imperiale. Al termine del Medioevo il Tirolo finì sotto la signoria della Casa d'Asburgo; la corte di Vienna favorì la viticoltura, che quindi visse un periodo di prosperità verso la fine della monarchia danubiana. Nel 1919 il Tirolo meridionale germanofono venne assegnato all'Italia insieme al Trentino. Fu poi crisi per la produzione vitivinicola durante gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale e la repressione fascista. Appena con la ripresa delle relazioni commerciali negli anni Settanta del XX secolo si posero le basi per l'attuale congiuntura. Quando a metà degli anni Ottanta crollava in Svizzera la vendita di vini sfusi, ciò produsse in Sudtirolo la necessità di un significativo innalzamento qualitativo nella produzione. Come già le storiche aziende indipendenti a conduzione familiare, sul territorio di Santa Maddalena nei pressi di Bolzano e nell?Oltradige (Caldaro ed Appiano), i vignaioli (''Weinbauern'') decisero, particolarmente negli anni Novanta, di vinificare, imbottigliare e commercializzare in proprio la produzione delle loro uve pregiate.

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